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Stralci di interviste. Per maggiori informazioni sul testo integrale contattare l’autrice

Gente del Cairo
(parla dell’aumento del prezzo del pane)
Rehab (giovane studentessa): “Mi ritengo fortunata, perché io e la mia famiglia non abbiamo sofferto così tanto per l’aumento del prezzo del pane. I poveri sono quelli penalizzati e i fornai i più corrotti” ci spiega a bassa voce nascondendosi dietro il velo marrone che l’avvolge.
Amal (assistente farmacista di 29 anni): “Non possiamo farci nulla! Niente è cambiato per noi benestanti, solo l’attesa ai forni”.
Badr (calzolaio copto di 65 anni): “Non c’è più cuore, non c’è più amore nel mondo” ci dice ricordando la canzone della più amata cantante egiziana Oum Kalthom.
Waleed (meccanico di 35 anni): “Sono costretto a comprare il pane anche se non mi piace. Mia moglie deve preparare i panini per la scuola dei bambini. Si mette in coda ogni mattina al forno vicino a casa e aspetta oltre mezz’ora”.
Ahlama e Rad (fratelli e venditori ambulanti di pane): “Questo sacchetto continua a costare 1 LE (0,12 euro), ma prima conteneva 5 pagnotte e adesso ne contiene 4 più piccole. Da noi il pane non manca mai e non ci sono code. Siamo più cari rispetto ai forni governativi, dove il pane costa poco, ma a volte non basta per tutti!”
Hagga (anziana titolare di un piccolo negozietto di sabbia e cemento): “Prima, in una giornata, guadagnavo dai 40 ai 50 LE (circa 6 euro), oggi solo 20 LE (3 euro circa)” ci confessa. Un quarto dei suoi guadagni li spende ogni mattina alle sei per comprare il pane. “Mi metto in coda e aspetto il mio turno. Se non c’è abbastanza pane devo mettermi d’accordo con mia figlia per fare due turni o altrimenti non ce lo vendono”. A bassa voce ci dice “Rabbina ais keda…Dio ha deciso così!”
Ahmad (proprietario di un forno): “Non ci sono code nel mio forno, abbiamo pane in abbondanza!”
Imbaba, Cairo (Egitto). Giugno 2008

Norbert Schiller 
reporter americano
(tornato dalla più lunga spedizione organizzata nei paesi arabi – 500 km a piedi sulle montagne libanesi)
“Non ho mai pensato di trovare un ‘lavoro normale’, che mi desse una certa sicurezza economica. Sono sempre stato interessato a fare tutto ciò che poteva procurarmi libertà! Questo trekking è stato per me più che un sentiero attraverso il Libano, l’inizio di un sentiero che attraverserà tutte le regioni che collegano il Libano con la Palestina, Israele, la Giordania e la Siria. Se si potesse organizzare una simile spedizione anche in questi paesi, se e quando si otterrà la ‘vera pace’, allora questo sentiero potrà essere molto più lungo di quanto abbiamo percorso e potrà chiamarsi ‘Sentiero della pace’!”

dagli Emirati Arabi Uniti. Maggio 2009